Ogni colore è un Emozione 

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Esposizione – Tracce sul mondo, San Bernardino (2013)

Esposizione personale presso la Sala Lumbreida di San Bernardino.

Esposizione aperta dal 27 luglio 2013 al 1 settembre 2013.

Barbara Gianella - tracce sul mondo - esposizione San Bernardino

 

I Segnalati, 2012, a cura di Salvatore Russo

Una Pittura fortemente urlata, quella di Barbara Gianella. Una pittura che vuole lasciare un segno in un mondo dell’Arte sempre più dominato da falsi intellettualismi concettuali. Una pittura che si traduce in un’autentica poesia visiva e viene ad abitare la tela. Le opere di Gianella sono vere e proprie confessioni di un’anima che chiede di essere ascoltata.
Un’Arte che si nutre dell’interiorità  dell’Artista.
Un’Arte che conosciuta la strada che porta verso il figurativo classico, decline di cambiare meta e di dirigersi verso il sentiero dei sentimenti puri. Le sue opere si muovono molto spesso lungo la dicotomia cromatica. Ai profondi blu dell’opera “Bastimento” si affiancano i caldi rossi di “Mondo in fiamme”. Barbara arriva così ad elaborare un nuovo tipo di pittura concettuale basata su un figurativo solo accennato che fa da sfondo ad una realtà pittorica che va decisamente indagata. Attraverso una sperimentazione che definirei “attenta” e al tempo stesso “intimista”, Gianella costruisce un  nuovo alfabeto visivo. Un alfabeto che non ha bisogno di una conoscenza enciclopedica per far sentire la sua voce. Un alfabeto fatto di una segnica dai contorni aristocratici che conduce l’osservatore verso nuove realtà. Un alfabeto in grado di comunicare emozioni reali.

 

Pubblicazione su Enky

Pubblicazione su Enky, Enciclopedia d’Arte Moderna e Contemporanea nel 2012. Allegato al periodico Over Art.

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Pubblicazione su Expo Art

Pubblicazione sul Magazine Arte e Cultura EXPO ART dicembre 2011.

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I cieli colorati, a cura di Dalmazio Ambrosioni

Mi piace, mi conquista la passione per l’arte. Per qualcosa che va oltre l’evidenza, oltre le cose scontate, già viste e sentite, oltre la situazione di tutti i giorni, la televisione, le riviste patinate, la cartellonistica, insomma le immagini stereotipate che diventano moda.
Mi piace chi si infervora, si accanisce, addirittura lotta per cercare altri mezzi di espressione, perché quelli usuali non gli bastano per dire tutto quello che ha dentro, per una visione approfondita, quindi non superficiale delle cose, di quanto sta sotto e soprattutto sopra di noi.
La visione interiore delle “cose” sta a cuore oggi alla gente; magari non se ne accorge, ma istintivamente avverte una sottile insoddisfazione quando non riesce ad esprimersi e ad essere capita, e così s’accumulano dentro – nell’animo, nella coscienza, nella psiche- spicchi di insoddisfazione, di incomunicabilità, di chiusura, di solitudine.
Barbara Gianella caparbiamente si ribella. Ha cose da dire, non vuole che si accumulino dentro, che facciano la muffa e marciscano. Le vuole tirar fuori alla luce del sole, affinché prendano vita.
Vuole che abbiano una conformazione, un’identità data dal segno del colore. Vuole che si posino sulla realtà e nello stesso tempo abbiano la leggerezza fatata del sogno. Che sprizzino fantasia ed anche energia, occupando uno spazio sempre più vasto, se possibile infinito, perché le cose interiori, quelle dell’animo (pensieri, riflessioni, contemplazioni, sensazioni, emozioni, sentimenti, ecc.) non hanno limiti. Per esprimere tutto questo gli rimanevano due vie, la poesia e la pittura. Ha scelto una
pittura poetica, quindi intrisa di poesia, la più adatta a dare ali (ogni tanto ritornano nei suoi quadri) alla voglia di infinito. Ha maturato, sta maturando una pittura fatta di slanci anche gestuali (colori diluiti, acquosi, frammisti a picchi materici) e cromatici (l’ampia gamma di tonalità dell’azzurro, il rosso, e il giallo, l’ocra), di scelte tecniche (il pennello, la spatola e altri strumenti) e di territori stilistici, su tutti la scelta del minimalismo, ossia la volontà di andare alla ricerca delle cose, per capirle. Quadro dopo quadro va individuando il proprio linguaggio lungo alfabeti ancora diversi, sperimentali; ma già è indirizzata verso una pittura non realistica, non figurale, ma poetica, interiore. Dire astratta sarebbe fuori luogo, perché corre un fil rouge, un rapporto diretto tra le cose da dire e il mondo in cui vengono espresse. Non nasce da un’operazione calcolata, intellettuale, effettuata a freddo, ma da uno slancio prorompente, impetuoso, generoso.
Questo slancio pittorico ha bisogno di spazio, tanto spazio per inscenarvi motivi che nascono essenzialmente dall’evocazione e dalla memoria. Questa prima parte dell’opera di Barbara Gianella dimostra che la memoria appartiene anche ai giovani: memoria antropologica, quella che ci si trova dentro come dotazione originaria (Jorge Luis Borges – narratore, saggista e poeta – parla di archivio, di biblioteca della memoria), e memoria “attuale”, ossia data dal ridestarsi della coscienza di qualcosa che magari viene da lontano, ma è operante adesso. Come questo avvenga è un mistero, e non a caso le opere di Barbara Gianella hanno un che di misterioso, di sospeso, anche di sfuggente ma come in attesa di essere catturato e capito. Lo spazio ricorrente è il cielo. Ampi, sterminati cieli percorsi da sprazzi di luci, da scie, stelle, corpi celesti; cieli tranciati da ellissi luminose, contrappuntati da capocchie di spilli di fuoco, distesi nel cangiare dell’azzurro verso il blu, ossia verso profondità più intense. E i cieli riportati per così dire in terra, come tavolozze su cui far correre segni e cercare nuove forme, anch’esse evocatrici e simboliche. Talvolta alludono a qualcosa di figurativo, mostrano una qualche riconoscibilità, ma subito lasciano il dato realistico per rinchiudersi di nuovo in un’aura di mistero. E questo serve all’autrice per esplorare modi e tempi, per accentuare e alleggerire il segno, per cercare formulazioni e intrecci, per giocare con i colori, per diluirli, renderli acquosi e impalpabili, oppure per farli diventare territori o più semplicemente per disporli a raggiera, in modo che catturino e rilancino la luce. Nel suo cromatismo delicato e ben equilibrato emerge spesso e volentieri il bianco, a conferma di un sostanziale chiarismo, che rapporta ad una sensibilità lombarda (il cielo di Lombardia, così bello quand’è bello) nel mentre s’appoggia a strutture prevalentemente di tipo espressionistico, cioè nordico. Questa è la doppia natura stilistica di Barbara Gianella; questo il fondamento di una pittura che molto promette. A patto che rimanga lo stesso fervore, la stessa passione per l’arte.

 

Mostra – Città di New York, Palermo (2010)

Per il 1° Premio Internazionale di pittura, scultura e grafica “Città di New York”.

Opera in mostra alla galleria Il Tempio dal 10 al 17 aprile 2010.

 
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